Sobre Fabrizio (1)

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"Con poeti così non si può neanche fare delle date, perchè sono esistiti da sempre ed esisteranno sempre. Non ha date la proposta di gente libera, fuori dai sepolcri imbiancati, incapace di discriminazioni, con gli occhi spalancati sulle ingiustizie del mondo, con ironia bruciante per i falsi poteri e tenerezza senza confini per le debolezze degli uomini, con inorriditi pensieri per la guerra e ostinate speranze di non violenza e di pace, con amori incapaci di regole e inerme pazienza per disgrazie e dolori".

"Con poetas así no se pueden poner fechas, porque siempre han existido y siempre existirán. No se pueden datar las propuestas de personas libres, fuera de tumbas encaladas, incapaces de discriminación, con los ojos bien abiertos sobre las injusticias del mundo, con ardiente ironía por los falsos poderes y la infinita ternura por las debilidades de los hombres, con pensamientos horrorizados por la guerra y obstinadas esperanzas de no violencia y paz, con amores incapaces de reglas y paciencia indefensa por desgracias y dolores".

"Fabrizio de André" de Fernanda Pivano

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Poi finalmente il cancro a liberarti da una ragnatela di rimorsi, rancori e rimpianti. Dicono colpisca anche le persone buone. Chi è buono? È buono solo il cancro che non fa distinzioni e non si lascia corrom­pere perché conosce il teatro e gli attori e soprattutto sa che questo mondo non è stato fatto per gli uomini. Il cancro qui lo esorcizzano e poi lo seppelliscono. Sarei rimasto volentieri.

Luego, finalmente, el cáncer para liberarte de una red de remordimiento, resentimiento y arrepentimiento. Dicen que también afecta a las buenas personas. ¿Quien es bueno? Solo el cáncer es bueno, no hace distinciones y no se deja corromper porque conoce el teatro y a los actores y, sobre todo, sabe que este mundo no está hecho para los hombres. El cáncer que lo exorciza y luego lo entierra. Me hubiera encantado quedarme.

Fabrizio de André

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Quello che ho sempre sostenuto – da quando Fabrizio è venuto a mancare – la più grande perdita non è tanto la perdita dell'artista, dell'amico – e questa è una cosa personale – bensì la perdita politica. Perché questo? Perché la sua era una voce alta, come lo era la voce di Pasolini. Fabrizio, quando parlava, non dico che azzittiva tutti, ma comunque faceva ragionare, rappresentava quelle che erano le nostre istanze, di chi non è omologato, di chi è ostinato e contrario, di chi in qualche modo cerca la verità. È questa la sostanza. Parlando con Fabrizio una volta gli dissi: “sai maestro, secondo me l'unico strumento che l'uomo ha per essere libero è la cultura”. Lui mi fece una dissertazione su una corrente anarchica che affermava il contrario, ma, sostanzialmente, condivideva il fatto che la cultura è l'unica strada che può renderci liberi.

Lo que siempre he sostenido - desde que Fabrizio nos falta- es que la mayor pérdida no es tanto la pérdida del artista, del amigo - y esto es algo personal -, sino la pérdida política. ¿Por qué esto? Porque su voz era alta, como lo era la voz de Pasolini. Fabrizio, cuando hablaba, no digo que acallase a todos, pero sí que hacía razonar, representaba el modelo de lo que eran nuestros ideales, de aquellos que no eran "homologados" socialmente, de aquellos que eran obstinados y contrarios, de aquellos que de alguna manera buscan la verdad. Esa es la esencia. Hablando con Fabrizio una vez le dije: "Sabes maestro, creo que el único instrumento que el hombre tiene para ser libre es la cultura". Él me hizo una disertación sobre una corriente anarquista que declaraba lo contrario, pero, básicamente, compartía el hecho de que la cultura es el único camino que puede hacernos libres.

Luigi Viva

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