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Faber c'è: Eccome se c'è. Qui, oggi, ora. Le sue storie pescate nella quotidianità di gente semplice e nei tormenti di sguaiati e inguardabili peccatori di ogni risma sembrano trovare ospitalità e compimento nell'Italia abbruttita di oggi, malata di spread e di una politica che dovrebbe vergognarsi di chiamarsi tale. E forse ci manca qualche sua bella canzone che ci spieghi, in due accordi e con un ritornello accattivante, magari accompagnato da una melodia di una fisarmonica, come sia possibile per uno stato civile accettare la macelleria sociale alla quale siamo sottomessi ogni giorno.

Faber está ahí: sí, sí está . Aquí, hoy, ahora. Sus historias que pescaron en la vida cotidiana de personas sencillas y en los tormentos de los pecadores vulgares e invisibles de todo tipo, parecen encontrar hospitalidad y satisfacción en la embrutecida Italia de hoy, enferma de desigualdades y de una política que debería avergonzarse de llamarse así. Y quizás extrañemos algunas de sus hermosas canciones que nos explican, en dos acordes y con un estribillo cautivador, tal vez acompañados por una melodía de acordeón, y nos preguntemos cómo es posible que un estado civil acepte la carnicería social a la que estamos sometidos todos los días.

Andrea Gallo (Sobre Fabrizio)

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Aveva un bellissimo viso da signore, ancora ben intuibile dietro gli sfregi lividi dell'alcol, come in un ritratto di Bacon. Aveva una bellissima voce da uomo, profonda e fedele alle parole che pronunciava, levigata negli anni da un fiume di sigarette. E aveva un bellissimo cuore, il cuore dei grandi poeti, aperto al cielo, alle nuvole, alle donne che amano, ai soldati che muoiono, ai potenti che comprano, ai delinquenti che pagano.

Tenía un bello rostro de caballero, incluso claramente intuible detrás de las cicatrices de alcohol, como en un retrato de Bacon. Tenía una hermosa voz de hombre, profunda y fiel a las palabras que pronunciaba, pulida a lo largo de los años por un río de cigarrillos. Y tenía un corazón hermoso, los corazones de los grandes poetas, abiertos al cielo, a las nubes, a las mujeres que aman, a los soldados que mueren, a los poderosos que compran, a los criminales que pagan.

Michele Serra (Sobre Fabrizio)

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"Mi ha insegnato che tutti possiamo sbagliare nella vita. Possiamo essere 'Bocca di Rosa' e 'Marinella'. Non dobbiamo metterci sul pulpito e giudicare nessuno. È stato un Maestro".

"Me enseñó que todos podemos equivocarse en la vida. Podemos ser 'Bocca di Rosa' y 'Marinella'. No debemos subirnos all púlpito y juzgar a nadie. Fue un Maestro".

Fiorella Mannoia (Sobre Fabrizio)

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"La mia non è oscenità ma lotta alla retorica che nonostante il cosiddetto progresso continua a condizionarci. Il guaio è che la gente è innamorata dei suoi miti e non sempre gradisce di vederseli demolire".

"Lo mío no es obscenidad sino una lucha contra la retórica que continúa influyendo en nosotros a pesar del llamado progreso. El problema es que la gente está enamorada de sus mitos y no siempre les gusta verlos demolidos".

Fabrizio de André sobre "Carlo Martello torna dalla battaglia di Poitiers"
(Sobre Fabrizio / Sobre la Humanidad / Sobre Canciones)

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“Fabrizio è capostipite e unico rappresentante di un genere mai più imitato e soprattutto mai più percorso, perché è suo e basta, consono alla sua voce, alla su a cultura, al suo modo d'essere, alla sua straordinaria verve culturale. E quel po' di snob che fa bene, a dire la verità lo ha sempre salvato, lo ha sempre distinto dal mucchio, dal gruppo. Per quanto riguarda il miracolo De André nel suo caso possiamo proprio parlare di un genio, cioè di un personaggio che, pur non scrivendo melodie straordinarie […], però arriva a dei risultati di emotività, di capacità, di coerenza con le parole del testo, la storia che si dipana e arriva alla fine, come nessun altro, e senza mai giocare troppo con il concettoso, cosa che è capitata ad altri suoi colleghi. […]Può passare anche tre, quattro anni in silenzio e continuare con questo modo di eseguire, di scrivere […]. Ha dato sicuramente una grande dolcezza alla canzone e anche molti concetti belli e tanta politica fatta senza i termini tipici della politica”.

"Fabrizio es el padre y único representante de un género nunca más imitado y sobre todo nunca más recorrido, porque es suyo y basta, de acuerdo a su voz, a su cultura, a su forma de ser, a su extraordinario brío cultural. Y ese poco de snob que hace bien, a decir verdad siempre lo ha salvado, siempre lo ha distinguido del montón, del grupo. En cuanto al milagro De André en su caso podemos hablar de un genio, es decir, de un personaje que, aunque no escribiendo melodías extraordinarias [...], pero llega a unos resultados de emociones, de capacidad, de coherencia con las palabras del texto, con la historia que se desarrolla y llega al final, como nadie más, y sin nunca jugar demasiado con presunciones, lo que le ha pasado a otros de sus colegas. [...] puede pasar también tres, cuatro años en silencio y continuar con esta manera de hacer, de escribir [...]. dio sin duda una gran dulzura a la canción y también muchos conceptos hermosos y mucha política hecha sin los términos típicos de la política".

Roberto Vecchioni

De: Non per un dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André – Luigi Viva – Universale Economica Feltrinelli (Sobre Fabrizio)

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"Il cuore di un Anarchico sanguina sempre, il mio, perchè sono consapevole che Anarchia è solo pura utopia, e perchè il mondo che osservo con i miei occhi non m i piace, e lo vorrei diverso ... Vorrei che nessuno sia padrone e che nessuno sia più servo.
Vorrei che l'uomo riesca finalmente ad autogestirsi e a collaborare con gli altri della sua specie. Vorrei non avere più nessun uomo politico che gestisca il mio futuro e quello di migliaia di altre persone. Vorrei che nessuno più sia mercenario di guerra al servizio del potere. Vorrei che l'uomo non abbia più inibizioni come una legge imposta dall'alto e che l'unica legge sia la nostra morale. Vorrei che la gente smetta in credere in valori sbagliati come il consumismo. Vorrei che l'uomo fosse finalmente libero".

"El corazón de un anarquista sangra siempre, el mío, porque soy consciente de que Anarquía es sólo pura utopía, y porque el mundo que observo con mis ojos no me gusta, y lo quiero diferente ... Ojalá nadie sea dueño y que nadie sea más sirviente.
Me gustaría que el hombre pueda finalmente autogestionarse y colaborar con los demás de su especie. Desearía no tener ningún hombre político que gestiono mi futuro y el de miles de otras personas. Ojalá nadie más sea mercenario de guerra al servicio del poder. Ojalá el hombre no tenga más inhibiciones como una ley impuesta desde arriba y que la única ley sea nuestra moral. Me gustaría que la gente deje de creer en valores equivocados como el consumismo. Ojalá el hombre fuera finalmente libre".

Fabrizio de André (Sobre Fabrizio / Sobre la Humanidad)

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Non è che la cosa sia stata escogitata tanto per fare qualcosa di diverso. Io ho sempre pensato – e la scienza pare darmi ragione – che l'uomo e la donna vivano in due mondi completamente diversi; due mondi che, fortunatamente, si incontrano, altrimenti non staremmo neanche qui a chiacchierare, ovviamente. Recenti studi di antropometria – una parola difficilissima –, cioè la misura dell'uomo, hanno dimostrato che le componenti chimiche del cervello dell'uomo sono diverse dalle componenti chimiche del cervello della donna. Addirittura, stessi studi analoghi hanno dimostrato che ad identiche sollecitazioni l'uomo e la donna rispondono in maniera diversa. Addirittura nella scelta dei colori. Ma, indipendentemente dalle motivazioni scientifiche, io – che ho vissuto i miei cinquantadue anni in maniera pienotta – direi che ho constatato sinceramente questa differenza proprio da lì. E per me il mondo della donna è sempre apparso, almeno ai miei occhi, come un po' il mondo del sacrificio. Il sacrificio, prima di tutto, della maternità. È sicuramente una malattia sconosciuta all'uomo, al maschio; una malattia che dura nella sua fase acuta per nove mesi e poi continua, mi pare d'aver capito, per tutta la vita. Un altro sacrificio, forse il più doloroso di tutti – e si sa che attraverso il dolore si può raggiungere anche la santificazione – è quello della prostituzione. E direi, da un po' di tempo a questa parte, recentemente, da dieci o quindici anni, le giovani generazioni femminili si stanno dedicando ad un altro sacrificio, che fino a dieci o quindici anni fa sembrava scomparso. È il rispetto del tabù della verginità. Infatti, oggi non si può più dire come si diceva una volta, quella famosa battuta: "Per trovare la vergine bisogna trovare la bambina di quattro anni che corra molto più in fretta di suo fratello". Oggi non si sente più dire. Oltre che essere un sacrificio per loro, ovviamente, è un sacrificio anche per noi; ma parte in ogni caso da loro. Là dove io vedo, appunto, il mondo della donna come il mondo del sacrificio, vedo invece il mondo dell'uomo un po' come il mondo della prevaricazione, non disgiunta la maggior parte delle volte dall'optional della violenza. Ora, detto questo, non è che io abbia voluto dire che le donne son tutte delle sante – ci mancherebbe altro. Anzi, qualcuna, forse, stufa di fare sacrifici, fa anche qualche grossa cazzata; questo è indubbio. E si possono anche fare delle battute sulle donne. Si può dire, per esempio, che gli scapoli le conoscono molto meglio degli sposati, altrimenti si sarebbero sposati. Ma mi pare che la battuta più… feroce, forse, e anche più acuta, l'abbia fatta proprio una donna nei confronti del genere femminile, ed era un'intellettuale verso la fine del Settecento: una certa Madame de Staël. Quando le hanno chiesto: "Che cosa pensa lei, signora, della sua condizione femminile?", lei rispose: "Io sono soprattutto molto contenta di non essere un uomo, perché altrimenti mi sarebbe toccato di sposare una donna". Di peggio si potrebbe dire ovviamente degli uomini, ma di questo ci occuperemo nella seconda parte e forse non sarà neanche il caso di dilungarsi troppo: basterà semplicemente seguire il filo delle canzoni.

No es que la cosa haya sido ideada solo para hacer algo diferente. Siempre he pensado - y la ciencia parece darme la razón - que el hombre y la mujer viven en dos mundos completamente diferentes; dos mundos que, afortunadamente, se encuentran, de lo contrario ni siquiera estaríamos aquí para charlar, obviamente. Los estudios recientes sobre antropometría, una palabra muy difícil – que significa cuál es la medida del hombre como especie - han demostrado que los componentes químicos del cerebro del hombre son diferentes de los componentes químicos del cerebro de una mujer. De hecho, los mismos estudios han demostrado que ante el mismo estrés el hombre y la mujer responden de manera diferente. Incluso en la elección de los colores. Pero, independientemente de las motivaciones científicas, yo, que he vivido mis cincuenta y dos años de manera poco sistemática, diría que realmente he verificado esta diferencia. Y para mí, el mundo de las mujeres siempre me ha parecido, al menos en mi opinión, como un poco el mundo del sacrificio. El sacrificio - sobre todo - de la maternidad. Ciertamente es una enfermedad desconocida para el hombre, el macho; una enfermedad que dura en su fase aguda nueve meses y luego continúa, según mi punto de vista, durante toda la vida. Otro sacrificio, quizás el más doloroso de todos - y sabemos que a través del dolor también se puede lograr la santificación - es el de la prostitución. Y diría que, desde hace algún tiempo, recientemente, durante diez o quince años, las jóvenes generaciones femeninas se están dedicando a otro sacrificio que ya parecía haber desaparecido. Es el que se refiere al tabú de la virginidad. De hecho, hoy ya no podemos decir, como decíamos antes en ese famoso chiste: "Para encontrar a la virgen, debes encontrar a la niña de cuatro años que corre mucho más rápido que su hermano". Hoy ya no lo oímos. Además de ser un sacrificio para ellas, obviamente, también es un sacrificio para nosotros; Pero parte en cualquier caso de ellas. Donde veo, de hecho, el mundo de las mujeres como el mundo del sacrificio, veo también en el mundo del hombre el mundo del abuso, no separado en la mayor parte del tiempo del deseo de violencia. Ahora, habiendo dicho esto, no es que quisiera decir que las mujeres son todas santas; hay más. De hecho, algunas, quizás, cansadas ​​de hacer sacrificios, también meten mucho la pata; Esto es indudable. Y también se pueden hacer bromas sobre mujeres. Se puede decir, por ejemplo, que los solteros conocen mucho mejor a las casadas, de lo contrario se casarían. Pero me parece que la broma más ... feroz, quizás, e incluso la más aguda, la ha dicho una mujer con respecto al género femenino, y fue una intelectual hacia fines del siglo XVIII: una tal Madame de Staël. Cuando le preguntaron: "¿Qué piensa, señora, de su condición femenina?", Ella respondió: "Estoy especialmente muy feliz de no ser hombre, porque de lo contrario tendría que casarme con una mujer". Por supuesto, se podría decir cosas peores de los hombres, pero nos ocuparemos de esto en la segunda parte y tal vez ni siquiera sea el caso ir demasiado lejos: simplemente sigan el hilo de las canciones.

(Fabrizio de André, presentación de la canción 'Vía del campo' durante un concierto en Nápoles el 2 de febrero de 1993) (Sobre la Humanidad)

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"Gesù rimane un esempio da imitare e ama il prossimo tuo come te stesso è un principio bellissimo".

"Jesús sigue siendo un ejemplo a imitar y 'ama a tu prójimo como a ti mismo' es un principio bellísimo".

Fabrizio De André, il Secolo XIX, 1997 (Sobre Religión)

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"Io della guerra ne ho parlato molto. Ne ho parlato attraverso "La guerra di Piero" e "La ballata dell'eroe"; soprattutto nella "Guerra di Piero" attraverso i racconti che mi faceva mio zio, fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna d'Albania. Ho parlato della guerra anche in episodi apparentemente marginali come in "Fiume Sand Creek", uno dei tanti massacri perpetrati ad opera di un gruppo di alcolizzati americani guidati da un certo colonnello Chivington. Ho parlato di un anziano palestinese che piangeva il suo ragazzo macinato dai cingoli di un carro armato israeliano durante l'invasione a "Sidone". Ho parlato di tutto questo e mi sono reso conto che può anche darsi che io sia riuscito a scuotere lievemente la coscienza di qualcuno, ma non è servito assolutamente a niente."

"He hablado mucho de la guerra. He hablado de ellos a través de "La guerra de Piero" y "La ballata dell'eroe"; sobre todo en "La guerra di Piero" a través de los historias que me contaba mi tío, hermano de mi madre, acaecidos durante la campaña de Albania. He hablado de la guerra también en episodios aparentemente marginales como en "Fiume Sand Creek", una de las muchas masacres cometidas por un grupo de alcohólicos americanos dirigidos por un tal coronel Chivington. Hablé de un anciano palestino que lloraba a su hijo molido por las orugas de un tanque israelí durante la invasión de "Sidón". He hablado de todo esto y me he dado cuenta de que también podría haber sido capaz de sacudir ligeramente la conciencia de alguien, pero no ha servido absolutamente para nada."

Fabrizio de André (Sobre Fabrizio / Sobre Canciones)

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L'opera di De André è un grande affresco in musica, una sorta di commedia umana in cui è depositata una chiave di lettura dei comportamenti, dei desideri, di certi modelli emotivi dell'uomo.

La obra de De André es un gran fresco en música, una especie de comedia humana en la que se presenta una clave de lectura de los comportamientos, de los deseos, de ciertos modelos emocionales del hombre.

Renzo Piano (Sobre Fabrizio)

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“Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d'arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio. Questa è gente che ama i bambini e rispetta i vecchi. Crede nel futuro e rispetta il passato”.

"Me siento más granjero que músico. Este es mi puerto, mi punto de llegada. Aquí quiero vivir, volverme viejo. Esta es la gente que ama a los niños y respeta a los viejos. Cree en el futuro y respeta el pasado".

(Sobre Fabrizio)

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“Fin da bambino preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce per strada con una banda di compagni, piuttosto che star e a casa a fare il signorino di buona famiglia, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita da entrambi i lati della barricata”.

"Desde niño prefería jugar a canicas y, en anticpio a mi oficio futuro, inventar palabrotas por la calle con una banda de compañeros, en lugar de estar en casa haciéndome el señorito de buena familia, viviendo en mi piel la dramática esquizofrenia de quien vive a ambos lados de la barricada".

(Sobre Fabrizio)

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E così, ad aspettare Fabrizio, siamo a migliaia tra vecchi e ragazzi, politici e puttane, ragazzi e vecchi, cantanti famosi e barboni venuti a dire ciao al poeta degli sconfitti: è grazie a loro, a noi tutti, che la gelida chiesa dell’Assunta, in cima alla collina di Carignano, è ora un caldo lago d’amore. Eccolo, la bara spoglia fatica a squarciare la folla, sotto, a reggerla, c’è anche Cristiano, e ha la stessa faccia di lui. Tutti applaudono e piangono. L’amicizia e la memoria hanno lo stesso colore”.
Ma si capì anche che non l’avremmo perso: per la renitenza che i poeti oppongono alla morte, e che è naturale conseguenza del bisogno che noi abbiamo di essi, Fabrizio De André non ci avrebbe mai fatto mancare, lo sentimmo, il balsamo amico e il fecondo veleno della sua poesia.

Y así, esperando a Fabrizio, somos miles de viejos y jóvenes, políticos y putas, jóvenes y viejos, cantantes famosos y vagabundos que vinieron a despedir al poeta de los perdedores: es gracias a ellos, a todos nosotros, que la helada iglesia de La Assunta, en la cima de la colina de Carignano, es ahora un cálido lago de amor. Aquí está, el ataúd desnudo se fatiga por desgarrar a la multitud, debajo, para sostenerlo, también está Cristiano, y tiene el mismo rostro que él. Todos aplauden y lloran. La amistad y la memoria tienen el mismo color".
Pero también entendimos que no lo habíamos perdido: por la resitencia que los poetas oponen a la muerte - y que es una consecuencia natural de la necesidad que tenemos de ellos -, Fabrizio De André nunca nos ha abandonado, le sentimos, al amigo bálsamo y al fructífero veneno de su poesía.

Cesare G. Romana (Sobre Fabrizio)

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Perché ci piace De André? E perché le sue canzoni ci colpiscono, come un pugno allo stomaco? Il tono di voce, certo. Poi le tematiche, così diverse, dirompenti. Per tutti coloro che lo ascoltano, anche per i giovani di oggi, a quasi vent'anni dalla sua scomparsa, l'esperienza comune è quella di una sensazione precisa nel momento stesso in cui si sente un suo brano per la prima volta: quella dell'incantamento. Le sue canzoni, l'approccio, gli argomenti trattati, ammaliano l'ascoltatore. Letteralmente.
De André ha una particolarità: risveglia le coscienze, ci apre la mente. E' un compagno, un amico, un maestro che possiede la capacità, il dono di illuminarti.

¿Por qué nos gusta De André? ¿Es por qué sus canciones nos golpean, como un puñetazo en el estómago? El tono de voz, por supuesto. Por los temas, tan diferentes, perturbadores. Para todos los que lo escuchan, incluso para los jóvenes de hoy, a casi veinte años de su desaparición, la experiencia común es la de una sensación precisa en el momento en que se escucha su canción por primera vez: la del encantamiento. Sus canciones, el enfoque, los temas tratados, traspasan al oyente. Literalmente.
De André tiene una particularidad: despierta las conciencias, nos abre la mente. Es un compañero, un amigo, un maestro que posee la capacidad, el don de iluminarte.

De: "Le molte feritoie della notte" – Autor: Marco Ansaldo

(Sobre Fabrizio)

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L'opera di De André è un grande affresco in musica, una sorta di commedia umana in cui è depositata una chiave di lettura dei comportamenti, dei desideri, di certi modelli emotivi dell'uomo.

La obra de André es un gran fresco de música, una especie de comedia humana en la que se presenta una clave de lectura de los comportamientos, de los deseos, de ciertos modelos emocionales del hombre.

(Sobre Fabrizio / Sobre Canciones)

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Sono molto pigro, è vero, però non mi vergogno della mia pigrizia. È un dato di fatto. Mi sarei vergognato se non mi fossi accorto di un altro mondo che mi circondava e che in qualche maniera mi pressava. Un mondo completamente diverso: quello delle persone emarginate.

Soy muy perezoso, es cierto, pero no me avergüenzo de mi pereza. Es un hecho. Estaría avergonzado si no me hubiera dado cuenta de otro mundo que me rodeaba y que de alguna manera me presionaba. Un mundo totalmente diferente: el de las personas marginadas.

Fabrizio de André (Sobre Fabrizio)

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In De André sembra che la rabbia, la ribellione, oltre alla sofferenza dell'individuo, occupino tutta la scena. Un esempio significativo è la canzone “Un giudice” che descrive un individuo che per la sua bassa statura non è accolto dall'ambiente esterno, che vedono nelle piccole dimensioni del suo corpo anche quelle della sua persona, svalorizzandola con commenti superficiali e offensivi senza mai chiedersi se, invece, in quella piccola taglia si nasconda un grande uomo. Alla fine il nano decide di diventare giudice, di occupare una posizione al di sopra degli altri, per cui ora è lui a decidere chi sono gli altri e quale sarà il loro futuro additandoli come colpevoli o no.
Ciò insegna che anche laddove un uomo tenti di vivere e di presentarsi agli altri per come è veramente – senza recitare parti né indossare maschere – se la società in cui vive è abituata a ragionare per schemi ed etichette, e a essere categorica nelle sue espressioni e nel suo modus operandi, senza sfumature, senza saper andare oltre quei limiti imposti sin dalla nascita, basta un corpo, il proprio corpo, per sentirsi incompresi.
La conclusione è la rabbia e la vendetta, là dove non si riesce a essere liberi e riconosciuti in quanto tali scatta una rabbia e un senso di vendetta che ripaga gli altri allo stesso modo in nome di una lotta non per la libertà, ma per la sua oppressione.

En De André parece que la ira, la rebelión, además del sufrimiento del individuo, ocupan toda la escena. Un ejemplo significativo es la canción "Un juez" que describe a un individuo que por su baja estatura no es acogido por el entorno exterior, que ven en las pequeñas dimensiones de su cuerpo también las de su personilda, desvarolizándola con comentarios superficiales y ofensivos sin nunca preguntarse si, en cambio, en ese pequeño tamaño se esconde un gran hombre. Al final, el enano decide convertirse en juez, ocupar una posición por encima de los demás, por lo que ahora es él quien decide quiénes son los demás y cuál será su futuro al señalarlos como culpables o no.
Esto enseña que incluso cuando un hombre intenta vivir y presentarse a los demás por cómo es realmente - sin actuar ni usar máscaras - si la sociedad en la que vive está acostumbrada a juzgar por patrones y etiquetas, a ser categórica en sus expresiones y en su modus operandi, sin matices, sin saber ir más allá de los límites impuestos desde el nacimiento (un cuerpo, su cuerpo), se sentirá incomprendido.
El resultado es la ira y la venganza, allí donde no se puede ser libre y reconocido como tal. Aflora una rabia y un sentido de venganza con la que se desea pagar a los demás de la misma manera en nombre de una lucha, no por la libertad (social), sino por su (sociedad) opresión.

(Sobre Canciones)

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Il suonatore Jones” è stata per me la poesia più difficile. Calarsi nella realtà degli altri personaggi pieni di difetti e di complessi è stato relativamente f acile, ma calarsi in questo personaggio così sereno da suonare per puro divertimento, senza farsi pagare, per me che sono un professionista della musica è stato tutt'altro che facile. Per Jones la musica non è un mestiere, un'alternativa: ridurla a un mestiere sarebbe come seppellire la libertà. E in questo momento non so se finirò prima o poi per seguire il suo esempio.

"Il suonatore Jones" fue para mí el poema más difícil. Sumergirse en la realidad de los otros personajes llenos de defectos y complejos fue relativamente fácil, pero sumergirse en este personaje tan sereno para tocar por pura diversión, sin hacerse pagar, para mí que soy un profesional de la música no fue tan fácil. Para Jones la música no es un oficio, una alternativa: reducirla a un oficio sería como enterrar la libertad. Y en este momento no sé si terminaré antes o después por seguir su ejemplo.

Fabrizio de André (Sobre Fabrizio / Sobre Canciones)

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