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Don Andrea Gallo:

“ … oltre ai quattro testi "canonici", ho da sempre un quinto evangelo, quello secondo De André. È la mia Buona Novella laica ... è l'eco delle parole dell'uomo di Nazareth che, ne sono certo, affascinò il mio amico Fabrizio … la strada mi ha confermato quel che Fabrizio aveva intuito: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fior" ... Sono un "pescatore di uomini" che "versa il vino e spezza il pane per chi dice ho sete e ho fame"… quel "mond o degli ultimi" - degli emarginati, degli esclusi, dei tossici, delle prostitute - in cui Faber trovò la sua ispirazione … Dori Ghezzi ha sempre affermato: "Fabrizio è di tutti". È verissimo ... Dagli anni Sessanta a oggi mi sono sentito "evangelicamente coinvolto" dalla creazione artistica del grande cantautore genovese … Fabrizio, ancora giovane liceale, mi folgorò con un suo componimento scolastico dal quale già traspariva l'insofferenza nei confronti del potere e l'intolleranza verso le istituzioni ingiuste. Aveva solo diciassette anni, ma le sue parole erano già colme di forza e di compassione. La nostra amicizia fiorì passeggiando per le vie del ghetto di Genova, calpestando il selciato di quella via del Campo dove ancora oggi mi pare che a un tratto debbano sbucare i personaggi delle sue canzoni ... L'apice di questo fascino è rappresentato emblematicamente dai due protagonisti della celeberrima Il Pescatore. L'assassino e il pescatore incarnano la vita come "cammino" e "incontro", prescindendo da qualsiasi pregiudizio sull'altro. L'intesa sfuggente tra i due è un lampo di luce tra due oscurità ... In De André è palese e netta una voce che parte dal profondo per gridare giustizia … Sono sempre stato attratto dal desiderio di riscatto della condizione umana emarginata. È il fulcro del cristianesimo ... È messaggio evangelico, è Buona Novella. Cantando con Faber si diventa consapevoli di partecipare a un rito importante … C'è la condizione del privilegio della poesia musicale nel momento in cui diventa coscienza civile, comprensione umana, preghiera, guerra all'ipocrisia, amore per i derelitti e gli ultimi … I suoi personaggi appaiono ricchi di una fragilità che ce li rende cari, proprio come le figure del Vangelo di Gesù, capaci di coinvolgerci fino a seguirle fra i vicoli della città vecchia e nelle periferie. Quanti Michè, Marinella, Bocca di Rosa mi tornano in mente … Nella realtà in cui siamo immersi - complessa e triste, impaurita e militarizzata, con una politica allo sbando - sarà la poesia a salvarci...”

"Además de los cuatro textos 'canónicos', siempre tengo un quinto evangelio, el 'Evangelio según De André'. Es mi nueva Buena Novela ... es el eco de las palabras del hombre de Nazaret que, estoy seguro, fascinaron a mi amigo Fabrizio... el camino me confirmó lo que Fabrizio había adivinado: 'De los diamantes no nace nada, desde el estiércol florecen las flores'... 'Soy un pescador de hombres que vierte el vino y rompe el pan para quien dice tengo sed y tengo hambre' ... Es en ese 'mundo de los últimos' - de los marginados, de los excluidos, de los drogadictos, prostitutas - donde Faber encontró su inspiración... Dori Ghezzi siempre dijo: 'Fabrizio es de todos'. Es cierto... desde los años sesenta hasta hoy me he sentido 'evangelicamente implicado' desde la creación artística del Gran Compositor genovés... Fabrizio, todavía siendo yo un joven estudiante de escuela secundaria, me sorprendió con su composición escolar, desde la cual ya se veía la intolerancia hacia el poder y la intolerancia hacia las instituciones injustas. Sólo tenía yo diecisiete años, pero sus palabras estaban llenas de fuerza y compasión. Nuestra amistad floreció paseando por las calles del gueto de Génova, pisando el pavimento de esa 'Via del Campo' donde todavía hoy me parece que de repente pueden aparecer los personajes de sus canciones... El punto culminante de este encanto es representado por los dos protagonistas de la famosa 'Il Pescatore'. El asesino y el pescador encarnan la vida como 'camino' y 'encuentro', independientemente de cualquier prejuicio sobre el otro. El entendimiento entre los dos es un destello de luz entre dos tinieblas... En De André es evidente y clara una voz que parte desde el fondo para gritar justicia... Siempre me ha atraído el deseo de rescate de la condición humana marginada. Es el núcleo del cristianismo... es un mensaje evangélico, es una 'Buena Nueva'. Cantando con Faber uno se hace consciente de participar en un rito importante... existe la condición del privilegio de la poesía musical en el momento en que se convierte en conciencia civil, comprensión humana, oración, guerra contra la hipocresía, amor por los desamparados y los últimos... Sus personajes parecen ricos en una fragilidad que nos hace que sean seres queridos, al igual que las figuras del Evangelio de Jesús, capaces de involucrarnos hasta seguirlas entre los callejones del casco antiguo y los suburbios. Cuántos Michè, Marinella, Bocca di Rosa me vienen a la mente... En la realidad en que estamos inmersos - compleja y triste, temerosa y militarizada, con una política a la deriva - será la poesía un salvavidas..."

(Diario de Don Andrea Gallo) (Sobre Fabrizio / Sobre Humanidad / Sobre la Religión)

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In "Si chiamava Gesù" cerco di umanizzare al massimo la figura del Cristo, per dimostrare come l'amore - prima di cercarlo al di là del sole e delle stelle, come potrebbe essere per un dio come entità metafisica - si può benissimo trovarlo qui da noi. Ho addirittura azzardato l'ipotesi che non sia stato un dio a venire in terra, ma un uomo che sia riuscito a divinizarsi attraverso il suo comportamento.

Fabrizio De André.

En "Se llamaba Jesús" intento humanizar al máximo la figura de Cristo, para mostrar cómo el amor - antes de buscarlo más allá del sol y las estrellas, como podría ser con dios como entidad metafísica - se puede encontrar perfectamente aquí entre/con nosotros. Incluso he aventurado la hipótesis de que no fue un dios el que viniera a la tierra, sino un hombre que pudo divinizarse a través de su comportamiento.

Fabrizio de André. (Sobre Canciones / Sobre la Religión)

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All'epoca, doveva essere il '64, Fabrizio non era praticamente nessuno. Era un magro, biondo ragazzo di Genova, che scriveva canzoni e che le ragazze trovavano bellissimo. Con strane virtù: per esempio un cervello a due canali, che gli consentiva, per esempio, di leggere Neruda parlando contemporaneamente d'altro. Un'anomalia singolare anche per lui, che ha passato la vita a raccontare le anomalie di questo mondo. Guardate le sue canzoni. Già allora parlavano di inutili eroi e antieroi dannati, di anomalie appunto della società e dell'etica, descritte però come se l'unica vera anomalia fossero in realtà le cosiddette persone normali, o perbene. Nel '64 lavorava in una scuola di Genova, e lì lo conobbi: ingabbiato - o protetto - da un ufficio grande come una casa delle bambole. Aveva appena scritto "La canzone di Marinella", e me la spiegò: "Parla d'una ragazza di vita, annegata da un delinquente". Poi me la lesse: mi aspettavo una pagina di cronaca nera e trovai una favola, partita tra i fiordalisi e finita tra le stelle. Dissi: "Credo che lei sia un genio. Ma di dischi ne venderà pochi". Azzeccai solo la prima parte della frase, lui rispose: "Lo so", e alludeva alla seconda. Così era Fabrizio da giovane. Non dissimile da quello che ci ha accompagnati poi fino all'11 gennaio 1999, e tuttora. D'essere un genio ha continuato a non crederlo, né ha mai smesso di parlare di noi con la verità della cronaca, anche nera, e la poesia delle favole, magari di quelle gotiche. Di sollevare la vernice delle cose per smascherare il bello e il brutto, la rabbia e l'utopia, la viltà e la nobiltà che sono nelle cose, cioè nella vita.

Cesare Romana / 27 marzo 2002

En ese momento, debía ser el 64, Fabrizio no era prácticamente nadie. Era un flaco, rubio chico de Génova, que escribía canciones y que las chicas lo encontraban bellísimo. Con extrañas virtudes: por ejemplo, un cerebro a dos canales que le permitía, por ejemplo, leer a Neruda mientras hablaba al mismo tiempo con una persona. Una extraña anomalía incluso para él, que ha pasado su vida contando las anomalías de este mundo. Mira sus canciones. Ya entonces hablaban de héroes inútiles y antihéroes condenados, de anomalías precisamente de la sociedad y de la ética, pero que se describen como si la única anomalía real fueran las llamadas personas 'normales' o 'decentes'. En el 64 trabajaba en una escuela de Génova y allí lo conocí: enjaulado o protegido en una oficina grande como una casa de muñecas. Había escrito "La canzone di Marinella", y me la explicó: "Habla de una chica de la vida, ahogada por un delincuente". Luego me la leyó: esperaba una página de noticias negras y encontré un cuento de hadas, con partida entre flores de lis y llegada entre las estrellas. Dije: "Creo que eres un genio. Pero discos se venderán pocos". Sólo acerté la primera parte de la frase, él respondió: "Lo sé", y se refería a la segunda. Así era Fabrizio cuando era joven. No difiere del que nos ha acompañado hasta el 11 de enero de 1999. Nunca se ha creído genio alguno y no ha dejado de hablar de nosotros con la verdad de la crónica, incluso negra, y la poesía de los cuentos de hadas, tal vez de las góticas. Para levantar la pintura de las cosas para descubrir lo bello y feo, la ira y la utopía, la cobardía y la nobleza que están en las cosas, es decir en la vida.

Cesare Romana / 27 marzo 2002 (Sobre Fabrizio)

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"Sono indubbiamente dolorose le solitudini dei bambini, però credo e sono convinto che l'infanzia si difenda meglio della maturità di fronte ai disagi, di fronte alle sofferenze, alle difficoltà… penso che i bambini sappiano rispondere meglio. Io ho visto dei bambini abbandonati gio­care per interi pomeriggi con un pezzo di legno e con scatole di luci­do da scarpe, completamente isolati e assenti dal circostante umano, ma, con ogni probabilità, in contatto con qualche cosa di molto supe­riore, ecco… I greci chiamavano questa entità superiore assoluto, noi potremmo definirlo il grande mistero dell'universo. Certo che la man­canza di affetto e di amore induce i bambini a crescere più in fretta e più duramente con risultati a volte orribili dal punto di vista socia­le".

"Son indudablemente dolorosas las soledades de los niños, pero creo y estoy convencido de que la infancia se defiende mejor que la madurez frente a las adversidades, frente al sufrimiento, a las dificultades... creo que los niños saben responder mejor. He visto niños abandonados jugando por las tardes con un trozo de madera y con cajas de betún de zapatos abandonados e inexistentes para su 'entorno humano', pero, con toda probabilidad, en contacto con algo muy superior, he aquí... Los griegos la llamaban 'entidad superior absoluta', nosotros podríamos llamarlo el 'gran misterio del universo'. Por supuesto que la falta de afecto y amor induce a los niños a crecer más rápido y más duramente con resultados a veces horribles desde el punto de vista social". (Sobre la Soledad)

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"lo stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri. Ecco perché si può essere soli in mezzo a mille persone, ecco anche perché ci si può trovare in compagnia di se stessi ed essere felici (per esempio ascoltando il silenzio, stretto parente della solitudine). Ma il silenzio vero non esiste, come non esiste la vera solitudine. Basta abbandonarsi alle voci dell'Universo".

"Estar solo, pero más bien no saber tener compañía. Los que no saben tener compañía difícilmente se lo permiten a otros. Es por eso que se puede estar solo en medio de mil personas y también encontrarse uno en compañía solo de sí mismo y ser feliz (por ejemplo, escuchando el silencio, cercano pariente de la soledad). Pero el silencio verdadero no existe, como no existe la verdadera soledad. Basta con entregarse a las voces del Universo". (Sobre la Soledad)

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"Non c'è speranza nell'uomo se non nell'amore che uccide l'odio, nella carità che uccide cupidigie, e rancori, e ingiustizie. I potenti rammentino che la felicit à non nasce dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare. La morte è rimorso per chi non ha saputo aprirsi, in vita, alla compassione".

"No hay esperanza en el hombre sino en el amor que mata al odio, en la caridad que mata a la codicia, a los rencores y a las injusticias. Los poderosos recuerden que la felicidad no nace de la riqueza ni del poder, sino del placer de dar. La muerte es remordimiento para aquellos que no se han abierto, en vida, a la compasión". (Sobre la Humanidad)

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